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Cucina moderna e classica al posto della veranda: prima e dopo

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Una cucina dalla linea moderna, ma anche classica o, meglio, classicheggiante nella forma e nei materiali, ma con tutti i confort e potenzialità della tecnologia del momento.

La cucina di casa nostra è così. Unisce le due anime di chi si alterna ai fornelli. Io solitamente nel quotidiano (perché bisogna pur sfamarsi in qualche modo). L’uomo della mia vita (il vero chef talentuoso di casa) nel fine settimana e nelle grandi occasioni per la gioia degli ospiti.

Quella dal gusto retrò, se ormai mi seguite da un po’, l’avrete capito, sono io. Quello dallo stile più essenziale invece è lui: l’ingegnere. È Piero infatti la mente progettuale che sa tradurre prima su carta e poi in modo operativo le idee architettoniche e di arredo di entrambi. Sono fortunata, lo so, ad avere una risorsa simile a disposizione già in casa.

Cucina moderna con isola?

Diciamo poi, per completezza di cronaca, che una cucina modernissima con isola centrale su misura (con tutta la parte operativa: lavello, fuochi, lavastoviglie, zona snack con sgabelli) l’avevamo già avuta nella nostra precedente casa, motivo per cui, io in particolare, sentivo il bisogno di affrancarmi da questo modello, che comunque ritengo ancora molto interessante e pratico. Tanta voglia di cambiamento, insomma, per quanto mi riguarda.

Migliore esposizione cucina: l’orientamento più adatto

Partiamo dalla posizione. La nostra cucina si trova in un’area della casa (interamente oggetto di ristrutturazione), che aveva una funzione diversa: era una veranda. La luminosità che avremmo avuto in questo punto ricco di grandi vetrate e finestre ci ha guidati fin da subito nella scelta.

Un ambiente nell’angolo sud-est dell’abitazione, in cui svegliarsi per fare colazione illuminati dal sole di levante e che continua ad essere inondato di luce fino al pomeriggio e oltre. Una stanza inoltre in comunicazione diretta con la grande terrazza esterna.

Pavimento per la cucina in cementine

La palette colori della nostra cucina prende spunto in gran parte dalle sfumature presenti nelle “cementine” in gres porcellanato, che decorano il pavimento oggi là dove un tempo c’erano le vecchie piastrelle dell’ex terrazza-veranda.

Queste “cementine moderne”, realizzate in serie e non con le tecniche artigianali a mano di un tempo, hanno il pregio di essere meno delicate e facilmente lavabili anche con i normali detergenti. Le nostre sono della Ceramiche Grazia, collezione Althaus, modello Lipsia: vendute in formato 20×20, a loro abbiamo abbinato uno zoccolo in pendant.

Se volete approfondire l’argomento cementine, vi invito a leggervi l’articolo ricco di spunti che ho realizzato partendo dall’home tour nella casa iper decor di Serena, appassionata di cementine “alla vecchia maniera”, realizzate a mano. In ogni stanza ha scelto un pavimento in cementine differente. Una meraviglia per gli occhi.

Pavimento in cementine: home tour nella casa iper décor di Serena

Cucina in muratura moderna con la resina

Lo spazio era già stretto e lungo da “chiamare” una cucina in linea dalle misure generose: 7,40 metri a correre sotto tre grandi finestre. Zero pensili, quindi, solo tanti cassettoni scorrevoli incassati dentro un telaio in cartongesso resinato dello stesso punto di verde presente nelle cementine. Una cucina in muratura riletta in chiave moderna, quindi, su cui è stata applicata della resina colorata.

RECENSIONE RESINA. Su questo materiale, a distanza di quasi due anni di utilizzo, posso dirvi che non lo promuovo molto. Se da un lato è facile da pulire per via della superficie liscia, dall’altro è delicato: in alcuni punti il colore si è già scheggiato, salta. Per fortuna ho sempre i due barattoli pronti per i ritocchini (la resina è un bi-componente dove il colore va mixato in proporzioni precise all’indurente).

Non tornerei comunque indietro nella scelta. L’alternativa che mi sarebbe piaciuta era il rivestimento in piastrelle, ma non avevamo spazi e spessori sufficienti. Nonché le piastrelle in tono con quelle del pavimento non erano delle dimensioni corrette per questo utilizzo come rivestimento della “muratura”. Farsele tagliare e rettificare su misura sarebbe stata un’esagerazione, anche di spesa, a cui abbiamo rinunciato.

Lavello cucina in ceramica

Per il lavello della cucina, restando in tema retrò, ho scelto la ceramica bianca come materiale e le pratiche e ampie due vasche come composizione. Il modello che abbiamo installato è dell’Ikea, anche se non esiste più in commercio lo stesso nostro (questo l’equivalente oggi in catalogo), dotato di un pratico bordo superiore scanalato, ai lati del miscelatore, dove ad esempio io appoggio i contenitori del detersivo per i piatti, il sapone per le mani, spazzole e spugne. Il miscelatore con doccetta l’abbiamo preso a parte, su un portale online.

Cucina in linea, colonna frigo e forni, senza pensili

La nostra cucina, oltre che dal lungo bancone lineare in cui si susseguono, da destra, lavastoviglie, lavello e fuochi, è formata da un altro blocco di tre colonne a tutta altezza che “chiude” alla vista un terzo di quella in linea.

Le colonne si trovano di fronte alla parte “lavaggio” (lavastoviglie e lavello) e ospitano frigo, forni e… la macchina del ghiaccio. Questo lato della cucina comunica con il lungo bancone in linea tramite un ribassamento del soffitto, in cui sono stati incassati dei faretti.

Rivestimenti e materiali per la cucina

Per diversificarsi, le due zone della nostra cucina (bancone in linea da una parte e colonne dall’altra) sono realizzate con materiali, disegno e finiture molto differenti.

Multistrato pantografato e laccato per i cassettoni

I cassettoni in linea sono stati realizzati da un falegname su disegno. Sono in pannelli di legno stratificato, con delle cornici pantografate lungo i bordi, dall’effetto molto classico. Il colore scelto per la laccatura è lo stesso “burro”, un bianco “sporco” che abbiamo ricavato dai colori sempre del pavimento in cementine. Come già vi ho spiegato sopra, i cassettoni si inseriscono in un telaio in cartongesso resinato di un verde che definirei “salvia scuro”, sempre estrapolato grazie al tintometro dalla palette delle piastrelle.

Rivestimento in noce canaletto per le ante

La parte delle colonne è invece realizzata con del legno multistrato su cui è stato incollato un tranciato in noce canaletto fiammato. Lo stesso rivestimento prosegue sull’abbassamento del soffitto, in cui sono stati collocati dei faretti a incasso, che sovrasta anche la zona “lavaggio” della parte in linea della cucina, creando un “ponte”, una connessione.

L’arte artigiana del falegname si è espressa qui al suo massimo, dato che il disegno delle “fiamme” del legno è mantenuto con continuità, nonostante le “interruzioni” delle ante che compongono la facciata delle colonne.

Il pregiato rivestimento in legno canaletto rappresenta una scelta elegante dal sapore classico, attualizzato dalla linearità geometrica del disegno di queste ante e dai dettagli: le maniglie (che vedremo fra poco).

Lastre di ferro grezzo per definire le colonne

Sui fianchi e sul retro, le colonne sono rivestite da lastre di ferro grezzo trattate e realizzate su misura dal fabbro, fissate con viti a un telaio. Si crea così un blocco unico, in stile industrial, che scherma volutamente e parzialmente la cucina in linea nella zona solitamente anche più “imbrattata” del lavello.

Questo elemento dialoga ai lati del soffitto con due putrelle che sono servite strutturalmente per sostenere il solaio dopo l’abbattimento dei muri preesistenti che dividevano l’interno della casa dalla vecchia veranda prima della ristrutturazione.

Maniglie in cucina retrò e industrial

Le maniglie dei cassettoni? Le ho trovate da Ikea: sono il modello Skarhamn, una linea retrò che ho pensato fosse in abbinamento perfetto sia per la forma che per i colori della nostra palette (dettati per l’appunto dalle cementine, oltre al burro, verde salvia, c’è anche un nero opaco).

Le altre maniglie, nella zona colonne, sono in metallo, dall’aspetto molto industrial, con saldature grezze in risalto, linee squadrate e misure importanti, massicce. Queste ci sono state procurate direttamente dal falegname che ha realizzato i mobili su misura.

Elettrodomestici per una cucina moderna e tecnologica

Pur essendo una grande estimatrice delle linee nostalgiche di molti marchi di elettrodomestici oggi in commercio (Smeg giusto per citarne una su tutte), trovo che la tecnologia che offrono altri brand dalle linee più “avveniristiche” non sia paragonabile.

Piano cottura a induzione con cappa integrata

Ecco allora che per la zona cottura ci siamo indirizzati su un piano a induzione con cappa centrale integrata: il modello NikolaTesla della Elica. Eravamo già abituati in precedenza all’induzione, metodo efficace ed efficiente su cui non avevamo il minimo dubbio.

La novità per noi è stata l’aspirazione. Qui era impossibile, con le vetrate, realizzare una canonica cappa a soffitto senza snaturare il progetto della cucina. Pertanto la soluzione è stata quella di una cappa integrata. Un buon compromesso. L’aspirazione è buona, potente e modulabile.

Nella precedente casa avevamo una grande cappa d’aspirazione con struttura in cartongesso sopra al piano cottura e sinceramente non ho notato grandi differenze. Sia lì, come qui, la zona giorno era un open space, motivo per cui, per fare un esempio, se stai cucinando pesce, devi mettertela via che, quando apri la porta di casa, la zaffata ti arriva comunque. O hai una porta che isola la stanza della cucina, oppure convivi con gli odori degli spignattamenti. Punto. Questo almeno per mia personale esperienza anche con cappe di grande potenza-portata d’aria.

Frigorifero oversize da cm 70

Veniamo ora a una delle scelte più azzeccate che continua a darmi grandi soddisfazioni ogni volta che vado a fare la spesa: il frigorifero. Avendo la possibilità di sforare rispetto alle misure standard, abbiamo optato per un frigorifero da incasso combinato (con freezer a cassettoni nella parte bassa) di 10 centimetri di larghezza in più rispetto ai canonici 60. Quindi un frigo da 70: ragazzi, la svolta!

Siamo una famiglia (almeno per ora 😊!) di quattro persone e il frigorifero comune da 60 centimetri iniziava ad andarci stretto, in particolare il freezer. Beh, oltre a starci più comoda la spesa nel frigo, adesso non penso nemmeno più di acquistare un freezer di supporto. Ci sta tutto e tranquillamente qui. Quei 10 centimetri moltiplicati per tutti i ripiani alla fine sono una grande conquista. Consigliatissimo.

Il nostro è della Whirpool, modello Everest serie 400. È dotato anche del 6° Senso Fresh Control, una tecnologia che mantiene la corretta temperatura e umidità in ogni parte del frigorifero, permettendo di conservare più a lungo i cibi. Ed è vero, rispetto al nostro precedente frigorifero, ho notato proprio questa differenza. Frutta, verdura e cibi in genere mi durano proprio più giorni.

Macchina del ghiaccio?!

Prima di passare ai forni, a microonde e a vapore, mi soffermo sull’elettrodomestico più bizzarro che abbiamo deciso di installare: la macchina del ghiaccio. Brevemente diciamo che, se hai in mente di gustarti un buon cocktail fatto con tutti i crismi in compagnia, non incorri nel problema di finire il ghiaccio. Devi solo ricordarti di accenderla un paio d’orette prima, o di impostare il timer di accensione.

Non devi poi farti prendere dall’ansia quando inizi a sentire una specie di grandinata da chilo che inizia a cadere nella vasca di contenimento del ghiaccio. Sono solo i cubetti che iniziano ad accumularsi. Le prime volte, dimenticandola accesa a tarda ora, mi sono presa di quegli spaventi!

Il punto è che abbiamo scelto prima questo elettrodomestico dei forni. Motivo per cui, KitchenAid è diventato il marchio su cui abbiamo puntato, per omogeneità, anche per il resto. Esteticamente, che vi posso dire… per me è stato amore a prima vista. La maniglia è un signor elemento di design che mi ha conquistata alla prima occhiata.

Forno a vapore e forno microonde

Sui forni non mi dilungherò, sono appunto entrambi della KitchenAid, l’estetica come già detto è molto curata, non solo per la maniglia “tecnica” con quel tocco di rosso ai lati che mi manda in estasi (lo so, sono pensieri alquanto maniacali!). Sulle funzionalità c’è tutto e di più.

Dal microonde combinato che ti consente di scongelare in meno di una manciata di minuti il pane mantenendone la croccantezza (funzione questa comune a tantissimi altri microonde in commercio, per carità), alla cottura a vapore del forno, quella vera, alla termosonda integrata… tanta roba. Di certo KitchenAid si piazza su uno scalino di alta gamma con prezzi elevati e ad esempio già i cugini Whirpool (fanno parte dello stesso gruppo) offrono spesso la stessa tecnologia e qualità a un prezzo minore, cambia l’estetica, comunque curata.

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Illuminazione più adatta in cucina

Come per i mobili, anche per l’illuminazione siamo approdati su scelte molto variegate. Dai faretti a incasso su legno, piuttosto che su tubo in ferro, alle più moderne strip led, fino al classico dei lampadari da cucina, anche se rivisitato in chiave contemporanea.

Vediamo nel dettaglio questi punti luce, accumunati dalla tonalità calda. Apro e chiudo parentesi: detesto le luci bianco freddo, sempre che siano un’opzione. Per me potrebbero essere abolite sulla faccia della terra, almeno per gli interni di casa!

Faretti a incasso per la zona operativa

Come vi ho già anticipato sopra parlandovi del ribassamento del soffitto rivestito in noce canaletto che fa da ponte-collegamento fra le colonne e la parte “lavaggio” del bancone lineare, per questa zona abbiamo optato per dei faretti molto minimal ad incasso.

Un altro gruppo di faretti illumina il resto del bancone in linea. Sono tre e “spuntano” da un tubo in acciaio installato a soffitto proprio a sostegno dei punti luce. Col senno di poi, ad averci pensato prima, avrei fatto realizzare un tubo con maggiore portata, per poterci appendere dei vasi sospesi per aggiungere un po’ di verde in questa zona invasa dalla luce delle vetrate (rigorosamente senza tende interne, mentre, per non cucinarci d’estate soprattutto, possiamo abbassare delle tende oscuranti esterne).

Strip led sui travi

Qui lo dico e qui non lo nego. Le strip led sono un’altra “diavoleria” moderna che non mi fa impazzire. Ma avendo una lunga putrella che si prestava, ho ceduto all’installazione di tre strip led che illuminano sia con luce diretta che indiretta la zona attorno al tavolo della cucina.

Due sono posizionate una per parte del trave in acciaio verso il soffitto, la terza nella fessura centrale rivolta verso il pavimento, opportunamente mascherata da una striscia di plexiglass bianco latte che rende omogenea la diffusione della luce, evitando l’odioso effetto “puntini” che può comportare la strip led.

Lampadario in cucina: un classico dal design rivisitato

Concludiamo questa panoramica con il lampadario. Al centro del tavolo, per quanto presenti le strip led, anche solo per una questione scenografica e di arredo, non poteva per me mancare un lampadario.

Ne avevo, a rigor di cronaca, individuato un altro a mio avviso più adatto, ma che costa tipo 30 volte tanto…, nel frattempo, come lampadario “temporaneo”, ho scelto questa simpatica versione di design “democratico”, anche nel prezzo, del classico dei più classici lampadari da cucina. Fa parte della linea Egg of Columbus della Seletti. In cartone riciclato proprio come le confezioni delle uova da cui prende il nome, riproduce lo stile delle lampade a sospensione simili a dei cappelli con la tesa a onde, tipiche delle cucine delle nostre nonne.

Tavolo e sedie cucina

Concludo questo dettagliato room tour della nostra cucina illustrandovi come ci siamo orientati nella scelta di tavolo e sedie.

Tavolo quadrato da 8 persone

Avendo la possibilità di inserire già qui un tavolo fisso, non allungabile, abbastanza ampio per aggiungere qualche ospite senza scomodare il lungo tavolone della sala da pranzo, la soluzione della forma quadrata “abbondante” per 8 persone ci è parsa l’ideale.

Infatti già con cm 120/130 di lato si riesce a stare comodamente seduti con una disposizione molto simile al tavolo rotondo, una distribuzione equidistante che agevola la convivialità, l’interazione tra tutti i presenti.

Il nostro è un tavolo proveniente da un mercatino dell’usato, in legno, dalla forma semplice. Le gambe sono state solo carteggiate per lasciare la venatura del legno, scurito con un impregnante per richiamare il noce della cucina e rifinito con una vernice trasparente opaca di protezione. Il piano, un po’ rovinato dall’usura, è stato carteggiato e laccato in nero opaco.

Sedie per il tavolo della cucina in stile bistrot

Per le sedie, da tempo ero in fissa con le intramontabili Thonet che fanno molto stile bistrot. Nella versione con i braccioli, però, decisamente più comode per delle sedute su cui si trascorre molto tempo in casa. Per mantenere l’equilibrio cromatico della nostra palette dettata dalle cementine del pavimento della cucina non potevano che essere in legno laccato nero opaco.

Non sono delle vere Thonet della storica casa viennese, ma delle repliche realizzate con molta cura e passione da un’azienda del Padovano che ha uno show room da urlo in cui vi ho già condotti a fare un tour virtuale con me e che, se non avete ancora letto il mio articolo a riguardo, vi invito a farlo per prendere un po’ di spunto se siete a caccia di sedute particolari, dagli stili più svariati: dal classico al moderno, dallo shabby allo scandi, al vintage.

Vi è piaciuto questo room tour nella nostra cucina con tanto di prima e dopo? Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate, se vi è stato utile o d’ispirazione e se gradite altri articoli simili. Attendo i vostri feedback e… alla prossima!

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